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caterinaCon discorsi d’odio (dall’inglese “hate speeches”) si fa riferimento a tutte quelle manifestazioni della parola di estrema avversione ed intolleranza nei confronti di una persona o un gruppo sociale, sulla base di alcune caratteristiche quali la razza, l’etnia, la religione, l’orientamento sessuale, politico, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche. Nel nostro Paese ne abbiamo continui esempi sui social network, che sono ormai invasi da questi “spargitori di odio” da tastiera, fomentati dai profili di alcuni giornali nazionali, che con la scusa di consentire commenti privi di censura, hanno ormai sdoganato l’offesa e il dileggio.

Gli ultimi due casi in ordine di tempo sono stati quelli che hanno visto vittime dell’hate speeches Caterina Simonsen e Pieluigi Bersani. Caterina ha 25 anni, vive dalle 16 alle 22 ore attaccata al respiratore, è finita quattro volte in rianimazione, soffre di quattro malattie rare (immunodeficienza primaria, deficit di proteina C e proteina S, deficit di alfa-1 antitripsina, neuropatia dei nervi frenici) e di altre più comuni. E sui social network in tanti le augurano la morte da quando la giovane studentessa in veterinaria, che non mangia carne, ha postato una sua foto mentre reggeva, con il respiratore in bocca, un foglio che recitava così: “Io, Caterina S. ho 25 anni grazie alla vera ricerca, che include la sperimentazione animale. Senza la ricerca sarei morta a 9 anni. Mi avete regalato un futuro”.

Pierlugi Bersani, invece, è molto più conosciuto di Caterina. Presidente della Regione Emilia-Romagna tra il 1993 e il 1996, è stato Ministro dell’Industria, Commercio e Artigianato nei governi Prodi I e D’Alema I, Ministro dei Trasporti e della Navigazione nei governi D’Alema II e Amato II, Ministro dello Sviluppo Economico nel governo Prodi II. È stato il segretario del Partito Democratico e il leader della coalizione di centro-sinistra Italia Bene Comune alle elezioni politiche del 2013, dopo la vittoria alle primarie del 2012. Anche a lui dopo il ricovero in ospedale il 4 gennaio scorso per un’emorragia celebrale è stata augurata la morte, soprattutto sulla pagina del “Fatto Quotidiano”.

Ho voluto citare i casi di Caterina e Pirluigi, poichè proprio perchè profondamente diversi fra di loro, sono utili a farci capire la natura dell’hate speeches, che non colpisce i potenti o i diversi, ma tutti indistintamente. L’hate speeches all’amatriciana rappresenta la nuova frontiera del populismo da tastiera. E’ un coro spersonalizzante d’odio, evoluzione del clima che si respira nei nostri stadi di calcio. L’assordante coro del “devi morire” rivolto al giocatore avversario dolorante a terra, da sempre ritornello presente nei nostri stadi, si è trasferito come un virus nelle piazze virtuali di twitter e facebook. Tuttavia questo passaggio ha reso l’hate speeches ancora più violento e pericoloso, poichè dalla massa incosciente ed indistinta si è arrivati alla presa di coscienza individuale di singole persone, che con il loro commento si uniscono per fare massa e darsi forza.

Grazie ai social network possiamo leggere i nomi e cognomi di persone in carne ed ossa, che mentre pubblicano la fotografie delle loro feste di Natale in famiglia, augurano la morte a qualcun’altro che nemmeno conoscono. Sarebbe compito immediato di una società sana rispondere a questa violenza verbale e psicologica, almeno con la “morte sociale” di questi profili virtuali, in attesa di leggi che ottemperino alle direttive europee, che hanno invitato gli Stati membri a riconoscere per legge i crimini d’odio in quanto tali e ad apprestare specifiche sanzioni. Tuttavia purtroppo siamo in Italia e sappiamo che qui tutto è concesso, anche augurare la morte a qualcun altro.

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