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imageAl tavolo da poker sono seduti in quattro. Matteo Renzi, Silvio Berlusconi, Enrico Letta ed Angelino Alfano. Parenti serpenti. Amici nemici. Dirigenti dello stesso partito e delfini scissionisti. Domenica si gioca probabilmente l’ultima mano di una partita che ha come posta l’egemonia culturale e politica del Paese per i prossimi anni. Sul tavolo c’è la legge elettorale, anche se il segretario del Pd è impegnato in una mano di rilancio continuo, Jobs Act, diritti civili e revisione della Bossi-Fini. Una mano finale alla quale sembra già aver rinunciato Alfano, rimasto senza carte da giocare e persino poco credibile nel tentativo di bluff sulla caduta dell’attuale governo. La sua partita ormai è quella del Presidente del consiglio Enrico Letta per il quale Angelino fa il tifo, che gioca con un buon punto in mano, ma senza conoscere ancora le carte dei suoi avversari.

Berlusconi ha giocato a nascondere le sue carte, rimane silenzioso rispetto al passato, quasi in attesa del gioco altrui. Seppur logorato e colpito dalla Magistratura, sembra aver indovinato la mossa della sfiducia al governo e la sua Forza Italia è accreditata di un incredibile 21% al netto degli scandali e delle scissioni. Berlusconi potrebbe non essere il candidato per palazzo Chigi, ma rimane l’unico leader politico del centrodestra. Quello in cui si riconoscono la maggioranza degli elettori storici degli ultimi venti anni. Una percentuale che non potrà che aumentare durante la campagna elettorale. Matteo Renzi gioca la partita come se avesse in mano un poker d’assi. Incontra Berlusconi nella sede nazionale del Pd infischiandosene di chi nel passato (D’Alema e Veltroni) ha brucato le proprie carriere politiche, proprio scottandosi con gli accordi con il Cavaliere. Critica i dieci mesi di fallimenti del governo Letta e non spreca occasione per prenderne le distanze. Gioca come se sapesse di aver già vinto la partita. Sembra temere solo le carte in mano al Cavaliere che vorrebbe andar a vedere e non quelle di Letta, a cui non rimane che il disperato bluff delle dimissioni anticipate, nel caso in cui Renzi e Berlusconi decidessero di non calare le proprie carte e dividersi il piatto con un accordo sulla legge elettorale. Anche in quel caso, tuttavia, il segretario del Pd avrebbe vinto, dimostrando che a non volere le nuove regole del gioco sarebbero proprio Letta e Alfano, i quarantenni che si sono auto definiti i rinnovatori della politica e che invece assomigliano paurosamente agli esponenti della prima repubblica, incollati alle poltrone dell’esecutivo senza peraltro essere stati legittimati dal voto popolare.

Rimane tuttavia un dubbio. Quali carte ha in realtà in mano Matteo Renzi? Ha davvero un poker d’assi col quale può battere chiunque? O sta invece giocando un astuto quanto spericolato bluff, conscio di come anche gli altri avversari non abbiano nulla in mano? Punta a farli uscire dal tavolo senza nemmeno calare le carte? Una strategia che può riuscire con Letta ed Alfano, che dimettendosi possono ancora avere la sensazione di riuscire a far saltare il banco e mandare il Paese alle elezioni, con una legge elettorale che rischia di produrre ulteriore ingovernabilità. Una strategia che si fonda invero su quello che farà Silvio Berlusconi. Accetterà la sfida di Matteo e andrà a vedere fino in fondo le sue carte? Oppure deciderà di dividersi il piatto con il rottamatore? Speriamo non tiri fuori dalla manica una scala reale, come spesso ha saputo fare in questi ultimi due decenni con gli avversari che hanno provato a sfidarlo.

 

 

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One thought on “La partita a poker di Renzi

  1. Tutti, alleati ed avversari, i politici italiani che hanno stretto accordi con il pregiudicato hanno fatto una brutta fine politica, perchè fare accordi con il condannato per gravi reati contro lo Stato è identico a come giocare a poker con un BARO imballato di soldi : VINCERA’ SEMPRE LUI, IN UN MODO O NELL’ALTRO. Se a questa semplice e triste verità ci sono arrivato io, certamente ci sarà arrivato pure Renzi e/o i suoi spin doctors. Allora, mi domando e dico, come mai il giovane Renzi ha deciso di giocare a poker con due piduisti, c’era anche lo zio letta, molto più navigati ed esperti di lui e uno dei due è un baro imballato di soldi ? Sapendo che perderà certamente ? C’è una sola possibilità: si sono messi d’accordo prima, per fregare gli altri giocatori. E chi sono gli altri giocatori della grande partita nazionale ? Noi. E qual’è la posta in gioco ? Il Futuro, nostro e dei nostri figli. Meditate gente, meditate. Questa non è una banale partita di calcio per cui si può fare il tifo per tizio o per caio. Qui si stanno giocando il nostro Futuro.

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